Perchè gli Stati Uniti distruggono il loro sistema scolastico

Pubblicato il 09/09/2017


di Chris Hedges


Una nazione che distrugge il proprio sistema educativo, degrada la sua informazione pubblica, sbudella le proprie librerie pubbliche e trasforma le proprie frequenze in veicoli di svago ripetitivo a buon mercato, diventa cieca, sorda e muta. Apprezza i punteggi nei test più del pensiero critico e dell’istruzione. Celebra l’addestramento meccanico al lavoro e la singola, amorale abilità nel far soldi. Sforna prodotti umani rachitici, privi della capacità e del vocabolario per contrastare gli assiomi e le strutture dello Stato e delle imprese. Li incanala in un sistema castale di gestori di droni e di sistemi. Trasforma uno Stato democratico in un sistema feudale di padroni e servi delle imprese. Parola di Chris Hedges, scrittore americano e reporter internazionale premiato con il Pulitzer, nonché editorialista del “New York Times”.

«Gli insegnanti, con i loro sindacati sotto attacco, stanno diventando altrettanto sostituibili che i dipendenti a paga minima di Burger King», scrive Hedges in un intervento ripreso dal blog “Informare per Resistere”. «Disprezziamo gli insegnanti veri – quelli con la capacità di ispirare i bambini a pensare, quelli che aiutano i giovani a scoprire i propri doni e potenziali – e li sostituiamo con istruttori che insegnano in funzione di test stupidi e standardizzati». Questi istruttori “obbediscono”, e «insegnano ai bambini a obbedire», attraverso il sistema dei test a scelta multipla, che «celebra e premia una forma peculiare di intelligenza analitica», apprezzata «dalle imprese del settore finanziario». I manager «non vogliono dipendenti che pongano domande scomode o verifichino le strutture e gli assiomi esistenti: vogliono che essi servano il sistema». I test «premiano quelli che rispettano le regole, memorizzano le formule e mostrano deferenza all’autorità.  I ribelli, gli artisti, i pensatori indipendenti, gli eccentrici e gli iconoclasti – quelli che marciano al suono del proprio tamburo – sono eliminati».

«Immagina di andare ogni giorno al lavoro sapendo che molto di quello che fai è una truffa, sapendo che non stai in alcun modo preparando gli studenti alla vita in un mondo sempre più brutale», confida allo scrittore un insegnante newyorkese. Se un tempo il preside era “un direttore d’orchestra”, ora il sistema americano sforna «sovrintendenti che si modellano sugli amministratori delegati delle imprese». Possibile che sia tutto legale? «Che tipo di società consente a persone simili di amministrare le scuole dei suoi bambini?». I testi di alto livello, dice l’insegnante, possono essere inutili da un punto di vista pedagogico, ma «sono un meccanismo brillante per minare il sistema scolastico, instillando paura e creando una giustificazione perché se ne impossessino le imprese». Dunque: «C’è qualcosa di grottesco nel fatto che la riforma dell’istruzione sia diretta non da educatori bensì da finanzieri, speculatori e miliardari».

Gli insegnanti, sotto attacco da ogni direzione, stanno abbandonando la professione: e si trattava di persone che avevano speso anni e molte migliaia di dollari per diventare insegnanti, osserva Hedges. «Come può aspettarsi il paese di trattenere professionisti dignitosi e addestrati di fronte all’ostilità delle condizioni attuali? Sospetto che i gestori di fondi speculativi che stanno dietro il nostro sistema delle scuole parificate – il cui interesse principale non è certo l’istruzione – siano felicissimi di sostituire gli insegnanti veri con istruttori non sindacalizzati e scarsamente addestrati». Insegnare sul serio, aggiunge lo scrittore, «significa instillare i valori e il sapere che promuovono il bene comune e proteggono una società dalla follia dell’amnesia della storia». Al contrario, «l’ideologia utilitaristica industriale abbracciata dal sistema dei test standardizzati e delle “accademie della leadership” non ha tempo per le sottigliezze e le ambiguità morali intrinseche a un’educazione alle arti liberali».

L’industrialismo, osserva Hedges, ruota intorno al culto dell’io: «E’ incentrato sull’arricchimento e il profitto personale come solo fine dell’esistenza umana. E quelli che non si adeguano sono messi da parte». L’insegnante newyorkese è desolato: «E’ estremamente avvilente rendersi conto che si sta in realtà mentendo a questi bambini, insinuando che questa dieta di letture industriali e di test standardizzati li stia preparando a qualcosa». Ed è ancor più avvilente «sapere che la tua sussistenza dipende sempre più dal sostenere questa bugia». Domanda: come mai gli amministratori dei fondi speculativi sono così improvvisamente interessati all’istruzione dei poveri delle città? «Lo scopo principale della follia dei test non è di valutare gli studenti, bensì di valutare gli insegnanti». Il professore non ha la sicurezza «di un Bill Gates o di un Mike Bloomberg, che pontificano con certezza assoluta in un campo del quale non sanno assolutamente nulla», ma sospetta:  l’obiettivo della riforma è «rendere il lavoro dell’insegnante così degradante e offensivo» allo scopo di allontanare quei professori «dignitosi e davvero istruiti», quelli che «mantengono ancora un po’ di rispetto per se stessi».

A New York, aggiunge il docente, ai presidi è stato dato ogni incentivo, sia finanziario sia in termini di controllo, perché sostituiscano gli insegnanti esperti con reclute di 22 anni fuori ruolo: «Costano meno, non sanno niente, sono malleabili e vulnerabili alla revoca». La demonizzazione degli insegnanti, continua il professore, è pura propaganda che serve a sviare l’opinione pubblica dalle colpe dell’industria, cioè «dal furto di circa 17 miliardi di dollari di stipendi, salari e risparmi a danno dei lavoratori statunitensi e da un panorama in cui un lavoratore su sei è disoccupato». Gli speculatori di Wall Street hanno saccheggiato il Tesoro statunitense e frustrato ogni tipo di regolamentazione, evitando accuratamente la galera. «Stanno svuotando i servizi sociali fondamentali, e ora stanno pretendendo di amministrare le nostre scuole e università». I riformatori? «Hanno rimosso la povertà come fattore», insieme alle attitudini e alle motivazioni dei ragazzi.
 
Altra spina, l’introduzione della remunerazione dei docenti in base al merito. Obiettivo: «Dividere gli insegnanti gli uni dagli altri, spingendoli alla caccia agli studenti più brillanti e più motivati», a tutto vantaggio dei test standardizzati. «C’è sicuramente un’intelligenza diabolica all’opera in tutto ciò», commenta il professore. I riformatori sono riusciti a «trasformare le scuole in fabbriche di stress, in cui gli insegnanti scorrazzano a chiedersi se è possibile compiacere i propri presidi, se la propria scuola sarà ancora aperta l’anno prossimo, se il sindacato sarà ancora lì a offrire un qualche genere di protezione, se avranno ancora un posto di 
lavoro l’anno prossimo». Così si distrugge il sistema scolastico, nel quale resistono – ancora – gli operatori consapevoli e responsabili, che «non mentono a se stessi» e non fingono che «l’avidità delle imprese sia una cosa buona». Porsi domande, diffidare del potere: «Questa capacità di pensare è baluardo contro ogni autorità centralizzata che cerchi di imporre un’obbedienza stupida».

Citando l’insegnante, Hedges ricorre a Socrate: c’è una bella differenza tra l’insegnare alle persone cosa pensare e l’insegnar loro come pensare. Chi ha una coscienza morale rifiuta di commettere delitti, anche quelli sanzionati dallo Stato-impresa, perché alla fine non vuole sentirsi complice di un sistema che mantiene tratti criminali. «Meglio essere in conflitto col mondo intero – dice Socrate – piuttosto che essere in conflitto con me stesso». Si impone una scelta morale: difendere il bene, contro le pressioni esterne. Per questo un altro grande filosofo, Immanuel Kant, pone i doveri che abbiamo verso noi stessi prima dei doveri verso gli altri. Non è l’evangelico “ama il prossimo tuo”, ma il puro e semplice rispetto di sé. «Quel che ci dà valore e significato come esseri umani è la capacità di sollevarci ed opporci all’ingiustizia e alla vasta indifferenza morale dell’universo: una volta morta la giustizia, come sapeva Kant, la vita perde ogni significato». Chi si limita a obbedire docilmente non è morale. «Il male più grande che sia stato perpetrato – sostiene la scrittrice Hannah Arendt – è il male commesso dai nessuno, ovvero dagli esseri umani che rifiutano di essere persone».

Chris Hedges concorda: dobbiamo temere quelli il cui sistema morale è costruito sulla struttura inconsistente dell’obbedienza cieca. Dobbiamo temere chi non è in grado di pensare, perché «le civiltà prive di coscienza si trasformano in deserti autoritari». Come dice la Arendt, «i malvagi peggiori sono quelli che non ricordano perché non hanno mai prestato attenzione alla questione e, senza ricordo, niente può trattenerli». Per gli esseri umani, «pensare al passato significa muoversi nella dimensione della profondità, gettando radici e così rendendosi stabili, in modo da non essere spazzati via da qualsiasi cosa possa accadere», che sia lo Zeitgeist (lo spirito del tempo), la storia o la semplice tentazione. «E’ accaduto, dunque può accadere ancora», constatava Primo Levi, osservando l’abominio di Auschwitz. «Il male più grande non è profondo, non ha radici», chiosa la Arendt. «E poiché non ha radici, non ha limiti: può arrivare a estremi impensabili e spazzare il mondo intero».


Pubblicato da La Redazione

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