Trovare Dio anche nei tempi bui. Riflessione sulla Shoah

Pubblicato il 26/01/2018


Uno degli avvenimenti più drammatici della storia umana - la Shoah -, lo ricordiamo spesso solo per il male di cui è capace l’uomo. Ed è giusto così. Ma c’era chi nella prigionia più disumana riusciva a trovare Dio, a fargli spazio.

Ben nota è la testimonianza della giovane Hetty Hillesum che nel campo ripeteva: “In questo mio inferno imparo a custodire la tua presenza, o Dio”. O del coraggioso teologo luterano Dietrich Bonhoeffer, citato spesso dal nostro don Tonino Bello, che in una lettera scritta in carcere il 20 gennaio 1944 diceva: “Dio  e la sua eternità devono essere amati da noi pienamente. Ma questo amore non deve nuocere a un amore terrestre né affievolirlo”. Un anno dopo, all’alba del nove aprile 1945, venne impiccato a Flossenburg.

Oggi il pensiero che anche la nostra civiltà occidentale abbia attraversato dei tempi bui, può sembrare qualcosa di lontano. Nei giovani addirittura può non dire più nulla. Possiamo supporlo per due ordini di ragione. Il primo è che il tempo è divenuto un recipiente elastico che contiene un numero sempre più alto di fatti. Nell’arco di un anno se ne condensano più di quanti, prima, se ne condensassero in un secolo. Da questo punto di vista, il Novecento  più che il “secolo breve” potrebbe essere definito “il secolo complesso”. Il secondo è legato al benessere diffuso che vive la nostra epoca. Mi vene da dire un ben-essere che ingloba tutti gli aspetti positivi, - quelli legati alla ricchezza e l’abbondanza - ma rifiutandone gli aspetti negativi che provocano mal-essere.

Ma il nostro tempo è contrassegnato, invece, mi permetto di dire, da una forma di morte diversa, spirituale, e per questo più subdola e sottaciuta. Questa morte riguarda soprattutto i giovani, i quali soffrono di un vuoto interiore dovuto all’aridità di ideali autentici e valori comuni. Vuoto che cercano di colmare con la sbronza serale, le serate da sballo o la felicità a buon mercato che regala il consumismo.

Ma anche in questo tempo apparentemente avaro di Grazia, dobbiamo avere il coraggio di guardare con fiducia e ottimismo nel futuro soprattutto se guardiamo ai fari luminosi che hanno tracciato il nostro cammino. Primo fra tutti quello di don Tonino Bello, di cui cadono i 25 anni dalla morte, testimone concreto e profeta di magnifiche utopie. Lui ci ha tracciato una strada da seguire, quella della fedeltà gioiosa al Vangelo.

 

Di Giovanni Capurso


Pubblicato da La Redazione

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