Il padre della psicoanalisi e il genio indiscusso

Pubblicato il 17/05/2018

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 Il padre della psicoanalisi il genio indiscusso 

Fig 1Trattare di Leonardo Da Vinci è, oltre che difficile, anche riduttivo e scontato. Sul genio vinciano sono state spese milioni di parole, idee e supposizioni, così come per il padre della psicoanalisi, Sigmund Freud. 
Freud si dedicò a Leonardo dal 1909 al 19101; nei suoi scritti cercò di delineare la figura del pittore partendo da un sogno cui Leonardo accenna nei suoi manoscritti: “ne la mia prima ricordazione della mia infanzia è mi parea che, essendo io in culla, che un nibbio2venissi a me e mi aprissi la bocca colla sua coda, e molte volte mi percotessi con tal coda dentro alle labbra” (Codice Atlantico C-61r); da qui Freud trae un’analisi psicologica, anche aiutandosi con una ricca bibliografia3.

Freud intuisce nel carattere di Leonardo placidità e indulgenza, benevolenza e passione per tutto ciò che gli interessa. Questo lato positivo, però, presenta un lato opposto, ambivalente: Leonardo condannava la guerra e gli spargimenti di sangue, chiamando l’uomo “la prima bestia infralli animali”, ma progettava le più atroci armi offensive; e, come se non bastasse, non disdegnava ritrarre i condannati a morte sulla forca (vedasi il Disegno di Bernardo Bandini impiccato, Fig. 1). Sembra quindi indifferente al bene e al male.

Saltiamo per ora le motivazioni e le spiegazioni a cui Freud giunge, per affrontare un altro aspetto indagato, la sessualità del Da Vinci. Quello che appare nelle opere leonardesche, sempre secondo Freud, è un rifiuto della sessualità; nei suoi scritti si evitano quindi accenni a questo argomento.

Fig 2Purtroppo per Freud, morto nel 1939, ciò non è del tutto vero: nel 1991, infatti, saltò fuori in Germania il cosiddetto Angelo incarnato, un disegno del Maestro chiaramente a sfondo erotico (Fig. 2) che, tra l’altro assomiglia moltissimo ad un altro dipinto di Leonardo, il San Giovanni Battista (1508-1513, Museo del Louvre, Fig. 3). Va precisato, comunque, che il disegno del pene eretto dell’angelo presenta un colore diverso rispetto alla figura del personaggio, forse per l'uso di una sanguigna; potrebbe quindi trattarsi di uno “scherzo” dei suoi allievi, tra l’altro non il primo e ultimo, come è possibile vedere nei fogli del Codice 132v e 133v.

Ritornando all’analisi freudiana, Leonardo non amava né odiava; si chiedeva, anzi, da dove venissero questi sentimenti. Come già aggiunto da Freud, in una nota posteriore alla pubblicazione del saggio, 1919, Leonardo aveva rappresentato varie volte gli organi sessuali e lo stesso atto sessuale da un punto di vista anatomico4
Freud definisce quindi questo aspetto della sessualità di Leonardo con un taglio prettamente scientifico: l’amore per la conoscenza; l’artista avrebbe dunque convertito le pulsioni sessuali in sete di sapere.

Secondo le teorie sessuali freudiane5, ogni pulsione straordinariamente forte si manifesta già nella prima infanzia; sin dal terzo anno di età infatti un bambino attraversa il periodo dell'esplorazione sessuale. Leonardo, dopo un periodo infantile di curiosità e di interessi sessuali, sarebbe riuscito a sublimare la maggior parte della sua libido in una spinta alla ricerca6. Freud innanzitutto rammenta che i ricordi infantili sono in realtà fantasie nate successivamente, quando l’infanzia viene teoricamente “ricostruita”: essi rivestono importanza fondamentale per capire le direzioni dello sviluppo psichico del soggetto. Freud spiega poi le notizie circa la vita di Leonardo, “sessualmente non attivo o omosessuale”, come conseguenza delle esclusive tenerezze materne; l’amore per la madre viene rimosso, ma il figlio prende il posto della madre e lui stesso diventa il modello dei suoi oggetti d’amore.

Fig 3 Fig 4

Leonardo si circonda di giovani, bellissimi assistenti, noti sicuramente più per la loro prestanza che per le doti artistiche7. Ama i giovinetti così come sua madre ha amato lui; questa forma di narcisismo è riscontrabile anche nell’atteggiamento nei confronti delle sue opere, che egli spesso trascura come il padre aveva trascurato lui all’inizio della sua vita (questa notizia ci è nota anche da Vasari). Il momento della soddisfazione artistica viene differito, così come viene inibita la realizzazione fisica della sessualità che, quindi, secondo Freud, sarebbe rimasta inespressa, repressa, sublimata nella curiosità intellettuale, nell’indagine, nella sperimentazione.

Anche se il fondatore della psicoanalisi non ne parla, l’affetto, non per forza erotico, per i suoi allievi è tale da portare Leonardo ad usarli come modelli, con esiti particolari. Questo è il caso di Gian Giacomo Caprotti, meglio conosciuto come il Salaì8, uno dei suoi allievi prediletti. Il giovane è infatti protagonista in versione femminile nella Monna Vanna o Gioconda nuda, opera a due mani di Leonardo e Salaì stesso (Fig. 4). La somiglianza tra questa figura e il ritratto del giovane allievo è più che evidente, così come nel dipinto del San Giovanni Battista.

Fig 5 

Fig 6

Freud passa poi in rassegna alcune tra le opere principali di Leonardo: la GiocondaSantAnna con la Vergine il Bambino e il cartone della Royal Academy di Londra di SantAnnalaVergineGesù Bambino e SGiovanni Battista (Figg. 5, 6 e 7).

Per la Gioconda, Freud sembra riassumere quanto già detto precedentemente dai critici e non si sbilancia particolarmente tra le teorie relative alla vita erotica femminile, alla seduzione, al riserbo, alla tenerezza e alla sensualità. Freud continua, forse senza sbagliare, affermando che il suo sorriso affascinò lo stesso Leonardo, tanto da riprodurlo su altre opere, come il già citato S. Giovanni Battista o, appunto, Sant'Anna, la Vergine e il Bambino. Nell’interpretazione dello psicoanalista la Gioconda altri non è che sua madre Caterina strappata a lui quando aveva cinque anni circa, una sorta di immagine mnemonica infantile.

Fig 7In Sant'Anna, la Vergine e il Bambino Freud ricorda come per il critico Walter Pater9 sin dalla nascita in Leonardo si sia delineata l'immagine della donna nei sui sogni. Questa affermazione è anticipatamente confermata dallo stesso Vasari che nell'opera delle Vite afferma dei primi tentativi del pittore nello scolpire "teste di femine che ridono". Queste frasi possono confermare l’ipotesi che Da Vinci abbia riprodotto donne sorridenti replicando il volto di sua madre.

Per Freud in questo quadro è tracciata la sintesi storica dell'infanzia di Leonardo: in casa di suo padre trovò, oltre alla sua matrigna, che morì comunque giovane, anche sua nonna, Monna Lucia. Nel quadro è infatti minima la differenza di età tra le due figure femminili, Sant’Anna e Maria, che hanno entrambe lineamenti giovanili. Freud deduce quindi che in realtà Leonardo ha voluto dare due madri al bambino, così come per lui le madri sono state due. Andando oltre l’interpretazione freudiana e guardando ancora indietro al passato di Leonardo, la scena ritratta rappresenta verosimilmente il vissuto del giovane; se sua madre Caterina si è occupata di lui per i primi anni, nel dipinto del Louvre è assimilabile non alla Vergine, bensì a Sant’Anna, mentre la Vergine, di conseguenza è la rappresentazione di sua nonna Lucia. La mamma-Sant’Anna non si occupa quindi direttamente del Bambino, ma osserva con tenerezza la scena.

Questa lettura è verosimile, ma anche la sua spiegazione riflessa e opposta potrebbe calzare: Sant’Anna è Monna Lucia, la nonna come per Gesù, mentre Maria è sua madre. Potremmo leggere quindi questa scena come ciò che Leonardo avrebbe voluto che accadesse, che Caterina si fosse presa cura di lui direttamente per tutto l’arco della sua vita mentre, dall’alto, sua nonna Lucia osserva come matrona la scena di gioco tra Gesù e l’agnello.

Fig 8Una versione “parallela” dell’opera è il cartone di Londra dove ai tre protagonisti si aggiunge San Giovanni Battista bambino. In questo caso la Vergine e Sant’Anna sono alla stessa altezza, hanno un’età molto vicina tra loro e, anche qui, Sant’Anna presenta l’enigmatico sorriso rintracciato da Freud nelle altre opere. Per questo disegno la spiegazione psicoanalitica freudiana potrebbe essere valida, anche se lo stesso autore non ne parla diffusamente e approfonditamente, se non in una nota successiva alla prima pubblicazione10.

A quest'ultimo dipinto è collegata una querelle psicologica, ormai famosa: il 17 giugno 1910 Jung esprime a Freud il suo entusiasmo per il saggio, e per primo a quanto sembra, vede un avvoltoio profilarsi nel panneggio del dipinto del Louvre. L’avvoltoio “ha il becco esattamente nella regione pubica”. Nel 1913 il pastore Pfister, amico e allievo di Freud, pubblica un articolo destinato ad avere una dubbia fortuna. Qui Pfister identifica nel panneggio della medesima Sant’Anna un altro avvoltoio, il più famoso degli “avvistamenti”. Freud ne avalla la legittimità in un’aggiunta all’edizione del 1919, ma riconosce che “non tutti si sentiranno disposti a riconoscerne la validità” (come evidenziato nell'immagine, Fig. 8).

I risultati presentati da Freud si dimostreranno col tempo non del tutto veritieri, tra cui il noto errore della confusione avvoltoio-nibbio. 
Resta comunque importante sottolineare come una psicoanalisi “larvale” abbia provato ad espandersi in un territorio fecondo di interpretazioni psicologiche.

 

Didascalie delle immagini

Fig. 1, Leonardo Da Vinci, Disegno di Bernardo Bandini impiccato, 1478 ca., Musée Bonnat, Bayonne

Fig. 2, Leonardo Da Vinci e/o altri (?), Angelo incarnato, Kunstmuseum Basel

Fig. 3, Leonardo Da Vinci, San Giovanni Battista, 1508-1513, Museo del Louvre, Parigi

Fig. 4, Leonardo Da Vinci e Gian Giacomo Caprotti, Monna Vanna, Collezione privata, Svizzera

Fig. 5, Leonardo Da Vinci, Gioconda, 1503-1514 ca., Museo del Louvre, Parigi

Fig. 6, Leonardo Da Vinci, Sant’Anna con la Vergine e il Bambino, 1510-1513 ca., Museo del Louvre, Parigi

Fig. 7, Leonardo Da Vinci, The Burlington House Cartoon (o Sant’Anna, la Vergine, Gesù Bambino e S. Giovanni), 1499-1500 ca., National Gallery, Londra

Fig. 8, Rielaborazione grafica di Pfister dell'opera davinciana Sant’Anna con la Vergine e il Bambino

 

Bibliografia

G. Vasari, Le vite de' più eccellenti pittori, scultori e architettori, 1550

W. Pater, Il Rinascimento, (orig.1873) Milano 2007.

J.P. Richter, The Literary Works of Leonardo Da Vinci, Londra, 1883

N. Smiraglia Scognamiglio, Ricerche e documenti sulla giovinezza di Leonardo Da Vinci (1452-1482), Napoli, 1900

G. Fumagalli, Leonardo omo senza lettere, Firenze, 1939

A. Marinoni (a cura di), Tutti gli scritti di Leonardo Da Vinci, Milano, 1952

S. Freud, Saggi sull'arte, la letteratura e il linguaggio, Torino, 1991

 

Note con rimando automatico al testo

1 S . Freud, Saggi sull'arte, la letteratura e il linguaggio, Torino, 1991

2 In realtà nel suo testo originale Freud riporta una errata traduzione della frase italiana di Leonardo,da ciò ne derivò il famoso errore commesso dallo studioso nell'interpretazione. Brevemente: il termine usato da Leonardo nibbio fu tradotto, nel testo utilizzato da Freud, Geier (avvoltoio) anzichè usare Milan. Da qui, Freud dà due spiegazioni, riconducendolo sia ad un atto sessuale orale, marcatamente passivo, reminiscenza della memoria dell’allattamento, sia all’immagine egizia della dea egizia Mut, raffigurata come uccello-avvoltoio. L’avvoltoio, considerato nell’antichità di sola specie femminile, fecondato dalla forza del vento, era divenuto simbolo, per la patristica cristiana, della nascita di Cristo, concepito da Vergine per opera dello Spirito Santo. Essendo Leonardo figlio illeggittimo, argomenta Freud, era quindi “figlio di sola madre”, quindi “figlio di avvoltoio”. Per Freud, dunque, il nibbio-avvoltoio è la madre, mentre la coda è il pene che il fanciullo ha pensato come attributo sessuale della madre. La scoperta che la madre ne era priva, e la delusione conseguente, hanno prodotto un desiderio di rintracciare in altre persone la tenerezza che aveva ispirato i rapporti felici tra lui e la madre durante i primi anni d’infanzia.

3 I testi principalmente consultati da Freud per il suo studio appartengono a Fumagalli, Marinoni, Richter e Smiraglia Scognamiglio

4 Nella nota Freud riporta esattamente quanto scritto da Rudolf Reitler nel saggio Eine anatomisch-künstlerische Fehlleistung Leonardos da Vinci (1917) che nota gravi errori anatomici nella figura femminile a dispetto di quella maschile

5 Semplificando: nell'infanzia vi sono desideri che hanno per oggetto i propri genitori (complesso edipico). Questo complesso consiste nell'amore per il genitore di sesso opposto e la rivalità nei confronti di quello dello stesso sesso. Alla base di questa concezione vi sono I concetti di libido e di pulsione. La libido e le pulsioni possono spostarsi di volta in volta in zone privilegiate del corpo, dette zone erogene: nel bambino la sessualità passa attraverso fasi collegate a zone erogene diverse; rispettivamente, orale, anale e fallica.

6 Questa azione inconscia di rimozione sessuale, che Freud definisce di III tipo, non riesce a respingere nell'inconscio una pulsione parziale del piacere sessuale, ma la libido si sottrae alla rimozione rafforzando la pulsione alla ricerca. Le pulsioni parziali, come descritte da Freud stesso nel testo Introduzione alla psicoanalisi (1932), indicano gli elementi ultimi cui si può pervenire nell'analisi della sessualità. Si distingue in esse la fonte (come la pulsione orale o anale, ecc) e la meta (ad esempio la pulsione di guardare o di afferrare).

7 Tra i due più noti allievi diretti di Leonardo: Francesco Melzi (ca.1493-1568) e Gian Giacomo Caprotti (ca. 1480-1524)

8 Documenti notarili contemporanei registrano la forma corretta del suo nome e cognome e la paternità, oltre alla notizia che l'artista morì a quarantaquattro anni, senza aver fatto testamento, a Milano, e che sue eredi furono le sorelle Angelina e Lorenzina. Come appuntato da Leonardo stesso, era malizioso e veramente diabolico. Fu accusato di aver rubato del denaro, scrive il Maestro: "ladro, bugiardo, ostinato, ghiotto" e ancora "Salaj ruba li soldi", è il commento rassegnato di Leonardo.

9 W. Pater, Il Rinascimento.

10Nell'aggiunta del 1923 Freud sottolinea la più marcata intimità delle due donne, dichiarando come le due teste sembrino “sbocciare” da un unico corpo. Questa analisi sembra ancor più avvallare l'ipotesi già presentata dello psicoanalista: due madre per un unico figlio.


Pubblicato da La Redazione

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01 Dicembre 2018
faiz hariry scrive:

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