Il sentiero dei figli orfani

Pubblicato il 27/05/2019


https://www.youtube.com/watch?v=RLHhINAgDxo



Agli inizi degli anni Novanta, a San Fele, paesino della Lucania talmente in alto che gli altri paesi sembrano «presepi accartocciati» e dove il tempo è sbiadito e sospeso come in una vecchia fotografia, il giovane Savino si affaccia all’età acerba dell’adolescenza insieme all’amico di origine albanese, Radu, detto l’Anguilla(sottinteso il riferimento al protagonista de La luna e il falò), per la sua abilità nel tuffarsi nel torrente del Bradanello.

«Il bene e il male nessuno me li aveva mai spiegati, e in quel periodo li ho dovuti conoscere poco alla volta, con naturalezza», recita uno dei passi iniziali del romanzo, e l’apprendistato inizierà proprio durante un’estate particolare, dapprima con la morte di nonna Giulia e il carico di dolore negli occhi di suo padre Michele, dal quale Savino ha ereditato il «demone della malinconia». Allo schietto e premuroso zio Gaetano deve invece il «demone della del dubbio». Del nucleo famigliare del protagonista fanno parte anche la madre Carmela,  pragmatica e amorevole, e Aldo, il fratello maggiore con l’arroganza di chi crede di avere già oltrepassato il ponte tra adolescenza ed età adulta e invece è solo pochi passi più in là.

«Principiante della vita», Savino percorrerà l’estate come si esplora una strada in salita. Ma la vita non è una successione di passi giusti o strade sicure, piuttosto è un’arrampicata fino alla cima della montagna del proprio destino. Il suo tragitto sarà scandito da incontri inattesi: il primo è con Adamo, un forestiero trasferitosi ai margini del paese, con un passato da alcolizzato e un presente all’apparenza inchiodato alla sua sorte di sconfitto; l’altro con Miriam, una ragazzina di città in vacanza con la madre e il patrigno, vecchio amico della famiglia di Savino. Miriam è bella, disinibita, e diventerà il sogno in cui si cullano le irrequiete notti del protagonista, turbato da un sentimento che scopre per la prima volta dentro di sé. Un sogno tuttavia destinato a infrangersi contro una realtà che si rivelerà drammatica.

A distanza di alcuni anni, Savino diventato adulto, ha scelto come molti abitanti di questa terra capace di lasciare orfani i propri figli, la via dell’abbandono per cercare altrove la propria vocazione. Ora è di ritorno per il trigesimo di suo padre. 

Il sentiero dei figli orfani  racconta dunque un percorso di formazione e di passaggio da un’età all’altra, sino alla riscoperta delle proprie radici.

La scrittura segue la progressione lineare degli eventi, oscillando tra due registri che si possono classificare, per dirla con Bazin, in funzione del «guadagno di realtà» che generano. Da una parte c’è il lessico chiaro ed evocativo del narratore omodiegetico; dall’altra la lingua imbastardita del parlato e delle derive dialettali nei dialoghi.


Pubblicato da La Redazione

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